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Milano

Io amo Milano. La frequento fin da bimbo, quando andavo a trovare papà nel suo ufficio; mi sembravano già tanto grandi, tutti e tre: Milano, papà ed il suo ufficio.

Io odio Milano. Raramente mi sono fermato di mia volontà, quasi sempre assurde riunioni, inutili meeting, manifestazioni fieristiche dispersive e autoreferenziali. Tante aziende, che sono state mie clienti, hanno sede a Milano. Per molte, non se ne capisce la ragione, non esiste alcun motivo razionale, se non quello di dire “abbiamo gli uffici a Milano”. Ma di quale Milano stiamo parlando? Perché se e’ quella del quadrilatero della moda, di piazza Duomo, di corso Vittorio Emanuele, dei Navigli si’, bella, mondiale e multietnica, quasi ricca. Ma se parliamo della Stazione centrale, della metropolitana, del caos freddo e anonimo, dei disservizi informativi, della miseria che affiora da ogni angolo, allora no, non ci siamo. Vorrei non fare paragoni con altre capitali economiche europee, ma non si può non farli. Anche a Zurigo, a Francoforte, ad Amsterdam, c’è miseria e povertà, e’ vero. Ma non rischio di perdere treni perché chi gestisce la metro non dice cosa succede; confondermi per cambiare una prenotazione di un treno, perché nessuno ti dice che le casse automatiche lo possono fare; trovare un taxi che accetta le carte di credito dopo averlo chiesto a 18 taxisti prima di quello che mi fa vedere il Pos; che entrato in fiera non puoi uscire e rientrare lo stesso giorno, con un biglietto valido 3 giorni.

Io amo Milano: c’è tanta cultura, tanta bellezza nascosta, tanta arte sottovalutata, tanta umanità.

Io odio Milano: ignorante, menefreghista, individualista.

Del resto, un’interista non può che provare sentimenti contraddittori, per la città della sua squadra[youtube=http://youtu.be/Bwt28_zxh8w]

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